Lettura di
“Istinto di morte e conoscenza” di Massimo Fagioli fino alle note sui
“grandi problemi”. La lettura parte da una critica all’uso dei nomi e delle
concettualizzazioni freudiane e kleiniane di “introiezione” e “proiezione”,
evidenzia il mantenimento problematico di quei nomi e quelle
concettualizzazioni da parte dell’Autore, indica le conseguenze teoriche e
le contraddizioni connesse alla teorizzazione dell’istinto di morte alla
nascita e alla teorizzazione delle dinamiche di scissione e perdita di
identità ai primi contatti del bambino con il seno materno. L’analisi del
testo, con riferimenti alle altre opere di Massimo Fagioli, confronta la
linea teorica “psichiatrica” (che pone le basi teoriche per una
psicopatologia incentrata sulla pulsione di annullamento-fantasia di
sparizione, applicata erroneamente dall’Autore alla nascita e agli inizi
della vita psichica), con la linea teorica libera dai condizionamenti della
teoresi precedente.
Le due linee teoriche, presenti nell’opera dell’Autore, sono in sinergia
nella percezione e visione dell’essere umano adulto più o meno malato, più o
meno alterato da processi psichici di scissione e di annullamento e
negazione, ma applicate alla nascita e agli inizi della vita privano
l’essere umano del riferimento di sanità che è base teorica necessaria per
pensare ad una psicofisiologia dello sviluppo, e per pensare la sanità a cui
tendere con la psicoterapia.
Nota personale: nel 1976, in “Seminari”, avendo considerato gli aspetti
vitali del processo indicato da Massimo Fagioli alla nascita e nel corso
della vita psichica sana, mi ero posto la domanda : “E’ dopo che avvengono
gli sconvolgimenti. Allora perché parlare di istinto di morte?” Seminari,
1976, p. 5). Mi era stata affidata, agli inizi del 1977, la conduzione di un
seminario presso la cattedra di Psicologia dinamica dell’università di Roma,
da Antonello Armando, e lo avevo iniziato proponendo la lettura di “Istinto
di morte e conoscenza”. Era stato chiuso dopo il primo incontro: passati un
po’ di anni, permanendo quella domanda, ho avvertito l’esigenza di trovare
una mia risposta, riprendendo la lettura iniziata al seminario interrotto.
Prima parte (da p. 1 a p. 12)
DAL RIFIUTO DEI NOMI E DELLE CONCETTUALIZZAZIONI
"INTROIEZIONE E PROIEZIONE" ALL'ORIGINE DELLA FANTASIA
Considerazioni preliminari dopo una prima rilettura di “Istinto di morte e
conoscenza” di Massimo Fagioli, nel corso della quale riprovavo opposizione
e rifiuto per nomi e concetti psicoanalitici freudo-kleiniani che sono usati
anche dall’Autore. Nel corso delle considerazioni emerge e si delinea la
critica alla teoria dell’istinto di morte-fantasia di sparizione alla
nascita e delle scissioni su base introiettiva-proiettiva, alterazioni di
identità di sé e delle immagini della realtà, ipotizzate dall’autore agli
inizi della vita psichica.
Seconda parte (da p. 12 a p. 30)
RILETTURA ANALITICA DI PRIMA VERIFICA DELLE CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
La rilettura prosegue, con precisazioni, ulteriori considerazioni,
includendo anche la rilettura delle altre opere dell’Autore: le citazioni
seguono la seguente siglatura:
La marionetta e il burattino, 1976, MB e n. pagina
Psicoanalisi della nascita e castrazione umana, 1978, PN e n. pagina
Bambino donna e trasformazione dell'uomo, 1980, BD e n. pagina
La versione di Istinto di morte e conoscenza è quella del 1976, IMC e n.
pagina
Terza parte (da p. 30 a p. 67)
RILETTURA PASSO PASSO di "Istinto di morte e conoscenza", Seconda Edizione,
1976, fino alle note di pag. 119 e 184 di quella versione, cioè fino
all'incontro con i "grandi problemi" teorici accennati dall’Autore.
Quarta parte (da p. 68 a p. 78)
LE VIRGOLETTE DELLA SCIENZA
Quinta parte (da p. 78 a p. 87)
IMMAGINI E REALTA'
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